Archive for gennaio 2010

Braziers Park

gennaio 18, 2010

Ho scelto di passare qui i miei primi mesi per diversi motivi: in primo luogo per il mio interesse riguardo gli ecovillaggi e le esperienze di cohousing. Ho trovato Braziers, non a caso, attraverso il sito di riferimento degli ecovillaggi in Europa. (cos’è un ecovillaggio?) In realtà Braziers, attualmente, non è un vero e proprio ecovillaggio, visto che per il momento la tematica ambientale è secondaria: solo negli ultimi anni si sta cercando di utilizzare fonti di energia rinnovabile e di raggiungere una autosufficienza per ciò che riguarda il fabbisogno alimentare di residenti e visitatori, sia attraverso l’orto, la serra e il frutteto, che con l’allevamento di galline, pecore e maiali. Inoltre si consumano alimenti biologici, del commercio equo e solidale, e di produttori locali, e si cerca di riciclare quanti più rifiuti possibile. Al di là di questo, altri valori sono al momento di particolare importanza per questa community, nata 60 anni fa come scuola, con il fine di sperimentare e sviluppare un adeguato processo educativo atto alla realizzazione di un migliore sistema di relazioni tra gli uomini e tra questi e la natura. L’educazione, quindi, sin dall’inizio, è stato ed è tuttora uno dei caratteri imprescindibili di Braziers. L’aspetto comunitario è altrettanto importante: senz’altro Braziers è una valida esperienza di cohousing, visto che i residenti condividono spazi comuni nell’edificio principale, come la cucina, la sala da pranzo, la stanza per i computer, la connessione a internet, lo studio, la lavanderia, la biblioteca. Oltre a questo edificio, la community ha anche un vasto territorio, con boschi e pascoli, un frutteto, e un orto di discrete dimensioni e una serra. Il tentativo di rivalutare quei valori di solidarietà, cooperazione, convivialità e condivisione dei villaggi di un tempo è basilare.

In un paio di mesi, entrare nei meccanismi, capire le dinamiche di una struttura attiva da un periodo cosi lungo, con i limiti legati alla lingua, è piuttosto difficile. E’ stato immediato, invece, il piacere di sperimentare una vita in gruppo, in una sorta di famiglia allargata, di villaggio “locale”. Ho apprezzato l’organizzazione di questa community, la divisione in gruppi (l’orto, l’estate, la cucina, le pulizie, l’ufficio), e l’importanza di stimolare la partecipazione di ognuno al maggior numero di attività in modo da evitare la specializzazione in alcun compito e di favorire la partecipazione consapevole ti tutti all’intero processo, condividendo le varie responsabilità.

E’ un piacere alternarsi alla cucina, alle pulizie, alla passeggiata verso l’ufficio postale per il quotidiano. E’ comodo utilizzare un’unica stanza per il computer, in cui trovarsi insieme; è facile proporre di vedere un film in gruppo, e poi avere una piacevole discussione su di esso; o passare una serata con un gioco da tavolo, o recitando poesie o semplicemente scambiando due parole intorno ad un fuoco, o andare in massa al pub più vicino. Nella community può esserci anche uno scambio in termini di servizi, in base alle proprie conoscenze: una ex insegnante di inglese, per esempio, dà con piacere lezioni ai volontari e residenti che intendono milgiorare la conoscenza della lingua (me compreso!). Lo stesso vale per le ricette, o per l’auto.

Quello che non mi aspettavo di trovare è sicuramente l’ambiente multiculturale di Braziers: tra residenti e volontari ho conosciuto persone provenienti da Bulgaria, Romania, Giappone, Germania, Stati Uniti. Un po’ ciò che mi ha colpito del couchsurfing, sin dalle prime esperienze. A proprosito di CS, a Braziers ho anche avuto la possibilità di “ospitare” Mabel, una ragazza peruviana che avevo contattato diversi mesi fa, quando avevo per la prima volta trovato notizie di Totnes e su CS avevo cercato le prime informazioni dalla gente del posto. Mabel in quel periodo stava studiabdo per il suo master al Shumacher College. Con lei ho passato quattro giorni fantastici, e come in molti altri della community ho apprezzato davvero la serata passata ad ascoltarla parlare della sua esperienza a Dartington.

Il secondo motivo che mi ha portato a Braziers è stato il fatto che mi sembrava utile vivere in una community in modo tale da avere la possibilità e la necessità di comunicare in inglese il più possibile, sin dall’inizio. Da questo punto di vista non potevo essere più fortunato, visto che a Braziers, sin dai primi giorni, ho trovato un ambiente davvero famigliare, dove tutti hanno cercato di accogliermi nel migliore dei modi. Essendo arrivato qui nel periodo natalizio, le prime settimane la community era molto ridotta, visto che diverse persone erano partite per passare le feste con le rispettive famiglie. Si è trattato, quindi, di un periodo anomalo, con una comunità dimezzata e ridotta a una decina di persone, in cui le normali attività erano sospese, e c’è stato modo e tempo per festeggiare come tradizione vuole le varie ricorrenze. Il Natale è stato dedicato al pranzo, con una lungo e piacevole lavoro di gruppo in cucina. Il capodanno è stato festeggiato insieme ad un gruppo di venti persone, venute da fuori, per lo più amici dei residenti, che hanno partecipato in prima persona all’organizzazione dei tre giorni di festa. Tutti hanno aiutato con le decorazioni, la cucina, il breve spettacolo teatrale, i costumi, la musica e il fuoco di mezzanotte. Per quanto mi riguarda, è stato particolarmente piacevole avere la possibilità di passare quel primo periodo in compagnia di Judith e Letta. Judith è una ragazza olandese, di Amsterdam, venuta come volontaria l’anno scorso e quest’anno cvome ospite, per passare le vacanze rivedendo vecchi amici. Letta è una signora di Londra, che mi ha gentilmente fatto scoprire lo Shumacher College di Dartington e tante iniziative legate alla sostenibilità economica e ambientale che gravitano intorno ad esso.

Dai primi di gennaio, lentamente, la community è tornata alla normalità per ciò che riguarda i residenti; non per ciò che riguarda le attività, visto che non ci sono più stati finora (16 gennaio) visitatori e nemmeno la possibilità di lavorare nel giardino o nell’estate, visto che dal 6 gennaio l’intera Gran Bretagna è stata colpita da un incredibile ondata di freddo e di neve, ed è praticamente impossibile fare qualsiasi lavoro che non sia all’interno dell’edificio principale.

Infine, visto che le attività principali richieste ai volontari riguardano lavori di pulizia della casa e di aiuto in cucina, mi sembrava molto comodo lavorare qui, soprattutto nei mesi invernali, piuttosto che lavorare in un’azienda agricola, quindi all’aria aperta. Scelta questa molto azzeccata, visto che l’inverno 2010 si è rivelato essere il più freddo da molto tempo a questa parte.